Presentato il libro del giornalista Luca Pernice
Si è svolta ieri sera la presentazione del libro del giornalista Luca Pernice “Schiavi d’Italia“, un reportage sul ghetto pugliese di Borgo Mezzanone, tra Foggia e Manfredonia, in cui vivono circa duemila braccianti, soprattutto nordafricani.
L’evento, organizzato da Libera, ANPI SGR e Legambiente ‘Lo Sperone’, che doveva svolgersi all’aperto in Piazza don Bosco è stato poi spostato nel chiostro comunale a causa delle cattive condizioni meteo ed ha visto la partecipazione di cittadini ed associazioni.
A dialogare con l’autore il dott. Claudio De Martino, ricercatore di diritto del lavoro presso l’Università di Foggia.
Riflettori accesi sul tema del caporalato, mai così attuale come questo periodo: «Diciamolo chiaramente: situazioni come quelle descritte in questo libro sono possibili perché, a più di settantacinque anni dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, ci sono ancora vite che valgono meno di altre. Ci sono ancora persone considerate meno umane di noi. Questo si chiama razzismo», ha ribadito con fermezza don Luigi Ciotti nella sua prefazione.
L’autore, il foggiano Luca Pernice, giornalista d’inchiesta e firma del Corriere della Sera oltre che di altre testate a livello nazionale, da sempre richiama l’attenzione su eventi o fenomeni problematici del territorio in cui vive, convinto che solo attraverso la conoscenza e la cultura sia possibile costruire una società più giusta e responsabile. Allo stesso modo cerca di valorizzare le cose belle e positive che ci sono: anche se a volte possono sembrare piccole e irrilevanti, hanno la capacità di vincere la rassegnazione e stimolare il cambiamento.
Pernice è entrato nel ghetto pugliese di Borgo Mezzanone, tra Foggia e Manfredonia, in cui vivono circa duemila braccianti, soprattutto nordafricani. In questo luogo off limits, ha visto le disastrose condizioni di vita nella baraccopoli e ha parlato con alcuni migranti. Tante le storie che si sono incrociate, tanti i racconti e i ricordi: i Paesi di origine, la disumana povertà e le guerre; il duro lavoro nei campi, spesso fatto di dodici ore al giorno, per pochi euro l’ora; i molti sogni infranti. Sono storie di donne e uomini, schiavi del XXI secolo, vittime del traffico di esseri umani, di meccanismi di oppressione ed emarginazione, del sistema del caporalato che calpesta i loro diritti.
Ma in queste pagine non c’è solo dolore. C’è anche la loro speranza di libertà: liberi dallo sfruttamento, liberi di vivere con dignità. Una speranza che può avanzare anche grazie al contributo della società civile e alla presa di coscienza di ogni singolo cittadino.
Di seguito l’intervista all’autore del libro realizzata da Antonio Lo Vecchio:

