Rapporto genitore-figlio: mio figlio non mi ascolta più!

A cura del dottor Ariele Di Gioacchino
Psicologo e Psicoterapeuta
Specializzato nella psicoterapia psicoanalitica dell’adolescente, del giovane adulto e della coppia genitoriale
La genitorialità è da sempre una grande sfida nella quale due persone si avventurano senza rassicuranti tutorial o ricette garantite.
L’adolescenza fra le varie fasi dello sviluppo è sempre stata quella che più mette in crisi il sistema. Quello che era “il mio bambino” cambia a vista d’occhio e vuole sperimentare i limiti di questo suo nuovo corpo. Il risultato, nel migliore dei casi, è un conflitto evolutivo che getta le basi per l’adulto che diventerà.
La società liquida dei social media in cui viviamo ha cambiato però le regole in tavola. La tecnologia evolve a un ritmo frenetico al quale i genitori spesso faticano o non riescono a stare appresso mentre ai ragazzi viene naturale. Qui si evidenzia lo spartiacque tra immigrati e nativi digitali ovvero coloro nati prima o durante l’era dei social media.
I bambini hanno bisogno fino alle soglie della preadolescenza di vedere i genitori come onnipotenti. Essi per loro sono capaci di risolvere qualsiasi problema e di proteggerli da ogni male.
Crescendo le loro richieste diventano più complesse e si arriva a un punto in cui il genitore non riesce più a soddisfarle tutte. Questo getta le basi per quella spinta evolutiva a fare da sé tipica dell’adolescenza. È facile trovarsi in questa fase di fronte al rifiuto a volte infastidito da parte del ragazzo a farsi aiutare dai genitori.
Cosa succede però se i genitori non essendo al passo con la tecnologia non riescono a rispondere alle domande del loro bambino?
Il bambino, posto anzitempo di fronte alla fallibilità del genitore, reagisce cercando e spesso trovando da solo le risposte. Presto diventa più abile del genitore al punto da essere lui a spiegare come usare app o altre funzioni di cellulari e computer.
Questa inversione della trasmissione dell’asse del sapere intergenerazionale porta alla squalifica del genitore interiore e a un assunzione di un ruolo di adultino, saltando di fatto una fase della crescita.
A mio avviso qui troviamo la base dell’interruzione del dialogo tra genitori e figli. Un’adolescenza che viene da queste basi può portare a far sentire il ragazzo solo ad affrontare l’inizio del suo percorso per costituirsi come soggetto della propria vita.
Senza aver avuto la possibilità di interiorizzare un modello di adulto efficace è naturale che non abbia idea di come fare a diventarlo lui stesso.
Bisogna ricostruire un ponte e per farlo si deve lavorare affinché l’adulto torni a essere quella fonte di supporto autorevole che l’adolescente senta di poter usare al bisogno come rete di salvataggio. Questo gli permetterà di sperimentare i suoi limiti accrescendo la conoscenza e la fiducia in sé stesso.
Quando le difficoltà del rapporto sembrano sormontare le forze dei genitori è il momento di trovare il coraggio e l’umiltà di chiedere un aiuto.
Un percorso di sostegno alla genitorialità, ragionato in questo senso, può essere un buon punto da cui ripartire alla ricerca del dialogo perduto.

