Quando c’è pace…

A cura della dottoressa Pamela Longo
Psicologa e Psicoterapeuta
Quando c’è pace, possiamo giocare insieme senza paura
dal Web, la pace secondo i bambini
Le immagini che ormai viviamo da tanti, troppi mesi circa l’aggressività e l’enormità del conflitto, che pian piano stanno logorando l’umanità, non solo in termini di numeri di vite, ma attraverso un’assuefazione alla crudeltà, si avvicinano sempre più alle nostre realtà con un impatto emotivo devastante su chiunque, provocando effetti collaterali irreversibili in ognuno di noi. E se qualche anno fa era possibile preservare alcuni dall’esposizione mediatica a quanto nel mondo stesse accadendo, oggi nell’era dei media digitali, anche i bambini possono entrare in contatto con immagini di guerra anche se vivono lontano dai luoghi del conflitto, con un impatto significativo sulla loro salute psicologica e sul modo in cui percepiscono il mondo.
Molti minori entrano in contatto con la guerra attraverso televisione, internet o social media ed anche questo tipo di esposizione indiretta, può generare paura e ansia, soprattutto quando i bambini non hanno ancora sviluppato strumenti emotivi e cognitivi per comprendere e interpretare ciò che vedono. Le immagini particolarmente violente o drammatiche possono essere percepite come minacce reali e immediate, soprattutto i bambini più piccoli possono avere difficoltà a distinguere tra ciò che accade lontano e ciò che potrebbe accadere a loro.
Osservare questo genere di immagini, può provocare reazioni emotive intense, tra cui la paura che eventi simili possano accadere anche nel proprio paese, accompagnate da ansia e preoccupazione costante, difficoltà a dormire o incubi, tristezza e senso di impotenza.
Gli adulti, dunque, hanno un ruolo fondamentale nel proteggere dagli effetti negativi dell’esposizione mediatica delle immagini di guerra, perché durante l’infanzia e la preadolescenza, i bambini stanno ancora costruendo la propria visione del mondo e l’esposizione frequente a immagini di distruzione e sofferenza può influenzare questa percezione, portandoli a vedere la realtà come un luogo pericoloso e imprevedibile.
Per tale ragione, sicuramente è importante:
- limitare l’esposizione a contenuti particolarmente violenti;
- trovare le parole giuste per età, utili a spiegare il contesto delle notizie;
- aiutare e incoraggiare i bambini a verbalizzare il loro vissuto emotivo;
- tranquillizzare circa la loro sicurezza.
Aprire un dialogo, piuttosto che negare o far finta che nulla accada, su ciò che osservano nel mondo è un aspetto fondamentale per aiutarli ad elaborare ciò che vedono e a ridurre paure e fraintendimenti.
Anche in questo caso è importante educare all’utilizzo dei media, cioè insegnare ai bambini a comprendere come funzionano le notizie, le immagini e i social network, aiutandoli a sviluppare uno sguardo più critico e a gestire meglio l’impatto emotivo delle informazioni.
Anche se la guerra avviene lontano, entra nella nostra quotidianità in maniera più intensa di quanto possa apparire, influenzando profondamente lo stato d’animo di tutti. Comprendere questi effetti e accompagnare i minori nella lettura delle notizie è fondamentale per aiutarli a sviluppare una visione del mondo più equilibrata e sicura. Il sostegno degli adulti, il dialogo e una corretta educazione ai media rappresentano strumenti essenziali per proteggere il benessere psicologico delle nuove generazioni.
Spiegare la guerra ai bambini è un compito delicato che richiede un equilibrio tra sincerità e protezione. L’obiettivo non è dare una lezione di geopolitica, ma rassicurarli e aiutarli a dare un senso a informazioni che spesso arrivano loro in modo frammentato e spaventoso.
Per rassicurare è importante che noi adulti riconosciamo l’effetto che le stesse immagini o notizie da cui vogliamo proteggere i bambini, hanno anche su di noi, dando un nome alle emozioni che proviamo per poterle canalizzare nella maniera più funzionale. Riconoscere ciò che io stesso sento e provo aiuta a gestirlo meglio, e in maniera autentica ma regolata può accogliere e rassicurare il sentire dell’altro.
Inoltre, poiché la portata di eventi di questo tipo genera un enorme senso di impotenza, poter far qualcosa insieme come un disegno per la pace o piccole azioni di solidarietà, nel proprio piccolo, aiuterà a combattere la frustrazione che ne deriva.

