Una raccolta di prose poetiche ispirate all’infanzia trascorsa nel villaggio minerario della Montecatini
Claudio Damiani, poeta, scrittore e critico letterario, sarà ospite della rassegna letteraria “Aperilibro”, della Biblioteca Comunale “Michele Lecce”, e presenterà il suo ultimo libro “Rinascita” (Fazi editore).
L’appuntamento è per giovedì 11 settembre alle ore 18.00, presso la biblioteca comunale.
L’autore, nato a San Giovanni Rotondo nel 1957, è considerato uno dei maggiori poeti italiani contemporanei (vincitore del “Premio Viareggio 2022”).
Nel suo ultimo libro racconta, con una prosa lirica ed ispirata, i primi anni di vita trascorsi nel villaggio minerario della Montecatini a San Giovanni Rotondo, dove il padre era il direttore, e i suoi ripetuti ritorni da adulto in quei luoghi, ormai abbandonati. La memoria ritrovata porta pian piano a una rinascita: un viaggio introspettivo magico ed emozionante: il lungo viale di eucalipti, la terra piatta e rossa, i camion carichi di bauxite, il villaggio operaio visto come un microcosmo vivace ed arcaico.
Ecco, sono tornato qua
dove tutto è cominciato.
La casa è rotta, non importa,
mi siedo qui sul muretto.
Come mi piace sentire quest’aria sulle mie guance,
l’aria di quand’ero bambino.
E questi cavalli che pascolano
mi piace guardarli.
Guarderei senza mai stancarmi il tempo
che trascorre senza fermarsi.
Del cielo ho una tale sete
e non smetto di berlo.
Perché stare qui non mi dà angoscia?
Vedi, non c’è ansia del tempo.
È come se il tempo si fosse fermato
e non ho desideri.
Ho dimenticato, come bagnato
mi fossi, nudo, in un Lete.
Sono tornato all’inizio
completamente rinnovato.
“Rinascita” – Claudio Damiani
Dialoga con l’autore Antonio Tedesco, storico e direttore della Fondazione Nenni e autore di “Terra rossa” un volume che ricostruisce la storia della miniera di bauxite di San Giovanni Rotondo.
Ad arricchire la presentazione del volume le letture a cura di Presidi del libro di San Giovanni Rotondo e dell’associazione Provo.Cult APS.

Con una prosa lirica e ispirata, ma lucida e chiara nelle descrizioni, l’autore racconta i suoi primi anni di vita passati in un villaggio minerario nel Nord della Puglia tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta, e i ripetuti, solitari ritorni da adulto nel villaggio e nella miniera nel frattempo abbandonati e, di anno in anno, in progressivo disfacimento.
Al centro c’è la natura, vista con gli occhi e la mente di un bambino molto piccolo, una natura mitica e arcaica, magica e parlante, densa di simboli evocativi e toccanti, che il bambino incontra nelle sue quotidiane uscite all’aperto, nel sole, con la sua bicicletta rossa numero 14. Animali soprattutto ma anche paesaggio, terra piatta e nuda e cielo azzurro lunghissimo, minerale rosso sangue che fuoriesce dalla terra, aria e luce come elettrizzate e sonore.
A una prima parte più analitica, segue una seconda sintetica e fantastica: non più solo ricordare, ripercorrere, misurare, cercare di capire o interpretare l’infanzia, ma reinventarla, pur sempre in quel luogo, con quelle persone, quel paesaggio, e pur sempre con quella stessa felicità di uscire alla luce e incontrare il mondo, in una definitiva rinascita.

